La comunicazione nel processo di cura: differenza tra curare e prendersi cura

Dottoressa Grazia Isabella Continisio

Psicologa Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale e Familiare

Non molti decenni fa, il medico basava le sue ipotesi diagnostiche sulle informazioni che emergevano dalla storia di malattia del paziente, perché era un tempo in cui lo spazio per la conoscenza e per l’ascolto faceva parte della cura stessa.


Successivamente, con l’avvento impetuoso della tecnologia e di strumenti diagnostici sempre più all’avanguardia, l’importanza che veniva data a quelle storie è andata velocemente persa, lasciando spazio all’efficienza e a ritmi di lavoro sempre più incessanti. Il medico ideale sembrava essere principalmente un professionista ad altissima qualificazione e la relazione col paziente, necessariamente, veniva lentamente posta in secondo piano. Anche la formazione degli studenti di medicina, nel tempo, mirava sempre di più a fornire competenze tecnico-scientifiche, tralasciando in molti casi, tutti quegli aspetti che riguardavano la dimensione emotiva e relazionale del paziente.


Ma facendo un grande salto nel tempo, oggi, potremmo affermare che ci troviamo nella grande era della comunicazione e saper comunicare in modo efficace è diventato indispensabile, specialmente per tutti coloro che sono impegnati nelle professioni di aiuto, il cui principale obiettivo è quello di garantire benessere psicofisico alle persone. Ma, passare dal concetto del curare a quello del prendersi cura, costringe a rivisitare le proprie capacità comunicative e, accettare che ognuno di noi possa migliorarle. Un professionista che comunica in modo efficace ha maggiori probabilità di rendere i pazienti soddisfatti e motivati al percorso diagnostico-terapeutico da affrontare e, inoltre, riduce il rischio di contenziosi e di eventuali conflittualità. Infatti, è ormai ampiamente dimostrato che un paziente che si sente ascoltato e considerato come persona e non come malattia, collabora in modo attivo al suo processo di guarigione, uscendo dal ruolo passivo che spesso la malattia gli impone.


Per ottenere questo passaggio è fondamentale acquisire alcune competenze che orientano il professionista nella estrema complessità del suo lavoro. Competenze che ormai sono ritenute essenziali per trasformare un sapere professionale in un comportamento lavorativo efficace. Durante questo incontro, partendo dagli assiomi della comunicazione umana, percorreremo insieme ciò che le scienze della comunicazione, in tale ambito, suggeriscono. Sarà un’occasione per rivisitare le nostre quotidiane modalità di relazione con il paziente e un’opportunità per riconoscere i principali ostacoli che rendono, a volte, le interazioni inefficaci. Si affronteranno, inoltre, le criticità dovute all’attuale situazione emergenziale che, inevitabilmente ricadono sull’agire quotidiano, compromettendo, a volte, l’efficacia comunicativa, mai come in questo momento di cruciale importanza.